Le dimisioni di Lanci, il vulcanico capo italiano che ha fatto grande la Acer nel mondo, soprattutto nel corso degli anni l’ha fatta uscire dall’anonimato di sempice “vendor taiwanese” portandola a competere in mercati mai sognati prima come quello statunitense, si sono consumate su un dilemma non di poco conto: “Continuare a essere riconosciuta come azienda leader nei notebook” oppure “Entrare seriamente in mercati come quelli dello smartphone e tablet, rischiando di non diventare mai la numero uno?”.
Diciamo subito che questo problema non l’ha solo Acer ma bene o male l’hanno in molti, escluso forse solo la Samsung per una storia diversa. Infatti, che il mercato dei notebook, soprattutto in ambito consumer, non corra più come pochi trimestri fa è cosa nota (il mercato business pur essendo flat esegue il suo compito di mercato di pura sostituzione) ma soprattutto sono tre le variabili che stanno mettendo in crisi il modello Acer, ma non solo. Vediamoli:
A) Gli analisti quest’anno prevedono che per ogni tablet venduto rimarranno invenduti ben cinque notebook;
B) Il mercato mondiale degli smartphone cresce a ritmi vertiginosi, per esempio nel solo quarto trimestre 2010 è cresciuto di quasi il 90%, rispetto allo stesso periodo del 2009 e per la prima volta nel quarto trimestre scorso si sono venduti più smartphone che PC;
c) Se mettiamo a confronto Apple e Acer ci si accorge subito di quanto valgono i nuovi mercati. Apple, con iPhone e iPad, nel 2010 ha registrato un 21,5% come margine di profitto, quello di Acer si è fermato al 2,3%
d) I nuovi consumatori sono attratti più verso tablet e smartphone che notebook e netbook, tanto che sono previste crescite importanti per i nuovi smartphone – che stanno sempre più scendendo di prezzo - e per il mondo tablet, grazie anche ad Android.
Il dilemma ora è in mano a Wang (il gran capo di Acer), che per prima cosa sta cambiando il top management europeo, e forse qui vedremo ancora uscite importanti. Probabilmente la scelta di dove andare l’ha già fatta (verso i nuovi device). Ma la strada intrapresa potrebbe rivelarsi una vera e propria salita. Morgan Stanley, per esempio, si dice scettica del possibile riposizionamento Acer visto che il vendor dovrà fronteggiare un mercato ormai affollatissimo, dove una differenza di prezzo di 50-100 dollari potrebbe non essere sufficiente per competere.


