I dati rilasciati da Sirmi, e relativi al mercato italiano – primo trimestre dell’anno -, sanciscono due profonde verità: la crisi colpisce quest’anno, e molto, il settore “consumer”, nel senso più ampio del termine, visto che questo mercato perde nei primi giorni dell’anno qualcosa come il 6,8%, rispetto al primo trimestre del 2008, e la profonda trasformazione dell’utilizzo del computer a vantaggio della mobilità.
Infatti, se si sommano le vendite del prodotto notebook in tutte le sue segmentazioni (escluso il netbook), registro che nei primi 90 giorni dell’anno sono stati venduti qualcosa come 900.000 notebook, contro 481.000 unità del prodotto Pc desktop. Se a questi numeri aggiungo anche i 295.000 netbook, che probabilmente vengono anche venduti come secondo computer, potrei dire che si vende quasi solo ”portatilità”, con marginalità più interessanti per i notebook, rispetto ai netbook e ai Pc desktop.
Quello che però non comprendo è la segmentazione Sirmi per il mercato notebook: mercato professionale, mercato consumer. Ma esiste davvero un mercato “consumer” per i notebook? Io non penso, forse sarebbe più corretto spaccare il mercato per segmento di prezzo: fino a 499 euro, per esempio, e un mercato high end, oltre quel prezzo.
Ci sono attività, come quella del sottoscritto, ma anche quella di molte altre persone che lavorano in mobilità dove non viene richiesto un notebook da prestazioni alla ”Ferrari”, quest’anno alla “BrawnGP”. Per scrivere, far di conto, essere connessi a Internet, usare la posta elettronica il più delle volte basta il notebook che Sirmi definisce “consumer”, anche se poi nell’utilizzo quotidiano di consumer a poco a che fare. D’altronde non penso che si venda qualcosa come 442.000 notebook consumer (definizione Sirmi). A questo mercato ci pensano già le consolle e i Pc configurati con l’hardware dedicato. Ma soprattutto come si fa a vendere così tanti notebook consumer in un mercato consumer che Sirmi definisce il peggior segmento di mercato, almeno in questo primo trimestre 2009.


