La crisi si abbatte anche nel settore IT che, ovviamente, non poteva rimanere indenne dallo tsunami finanziario e dalla crisi del mercato reale. E questo terremoto si traduce in numeri importanti. In una recente dichiarazione Umberto Paolucci, con una carica di rilievo in Microsoft, e tanta esperienza nel settore, stimava in circa 40.000 posti di lavoro persi in questo anno solare nel nostro Paese.
La crisi però è in qualche modo più drammatica per il nostro settore perchè a differenza di altri comparti industriali l’information technology può considerarsi un settore pivello, non abituato a fronteggiare situazioni pesanti che altri settori dell’economia hanno già passato parecchie volte nella loro storia. E, infatti, le aziende dell’IT stanno facendo la cosa più elementare, e dannosa. Ridurre il personale in una percentuale che varia dal 10 al 20%. In fretta, per esigenze di bilancio.
L’aspetto più inquetante, al di la ovviamente della espulsione dal mondo del lavoro di tecnici preprati e professionisti della vendita, è che non si intravede un piano di rilancio del tal vendor o tale distributore, in qualche modo credibile. In questa fase l’importante è tagliare. Si va incontro a paradossi come il caso di quel distributore che per la fretta di ridurre i costi si è liberato di un team di persone che poi è andato a lavorare da un concorrente salvo poi scoprire che non aveva più in casa l’expertise sul tale vendor e a questo punto dovrà in qualche modo correre ai ripari.
Il paradosso è proprio questo. A cui si deve aggiungere che quando il mercato riprenderà ci saranno vendor e distributori che hanno in qualche modo tirato la cinghia ma il proprio know-how, le proprie persone, sono ancora li, pronte ad accendere i motori. E altri che perderanno la ripresa perchè nel frattempo hanno snaturato l’impresa.


