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Articoli marcati con tag ‘crisi’

Acer dilemma: notebook o smartphone?

venerdì, 8 aprile 2011

Le dimisioni di Lanci, il vulcanico capo italiano che ha fatto grande la Acer nel mondo, soprattutto nel corso degli anni l’ha fatta uscire dall’anonimato di sempice “vendor taiwanese” portandola a competere in mercati mai sognati prima come quello statunitense, si sono consumate su un dilemma non di poco conto: “Continuare a essere riconosciuta come azienda leader nei notebook” oppure “Entrare seriamente in mercati come quelli dello smartphone e tablet, rischiando di non diventare mai la numero uno?”.

Diciamo subito che questo problema non l’ha solo Acer ma bene o male l’hanno in molti,  escluso forse solo la Samsung per una storia diversa. Infatti, che il mercato dei notebook, soprattutto in ambito consumer, non corra più come pochi trimestri fa è cosa nota (il mercato business pur essendo flat esegue il suo compito di mercato di pura sostituzione) ma soprattutto sono tre le variabili che stanno mettendo in crisi il modello Acer, ma non solo. Vediamoli:

A) Gli analisti quest’anno prevedono che per ogni tablet venduto rimarranno invenduti ben cinque notebook;

B) Il mercato mondiale degli smartphone cresce a ritmi vertiginosi, per esempio nel solo quarto trimestre 2010 è cresciuto di quasi il 90%, rispetto allo stesso periodo del 2009 e per la prima volta nel quarto trimestre scorso si sono venduti più smartphone che PC;

c) Se mettiamo a confronto Apple e Acer ci si accorge subito di quanto valgono i  nuovi mercati. Apple, con iPhone e iPad, nel 2010 ha registrato un 21,5% come margine di profitto, quello di Acer si è fermato al 2,3%

d) I nuovi consumatori sono attratti più verso tablet e smartphone che notebook e netbook, tanto che sono previste crescite importanti per i nuovi smartphone – che stanno sempre più scendendo di prezzo - e per il mondo tablet, grazie anche ad Android.

Il dilemma ora è in mano a Wang (il gran capo di Acer), che per prima cosa sta cambiando il top management europeo, e forse qui vedremo ancora uscite importanti. Probabilmente la scelta di dove andare l’ha già fatta (verso i nuovi device). Ma la strada intrapresa potrebbe rivelarsi una vera e propria salita. Morgan Stanley, per esempio, si dice scettica del possibile riposizionamento Acer visto che il vendor dovrà fronteggiare un mercato ormai affollatissimo, dove una differenza di prezzo di 50-100 dollari potrebbe non essere sufficiente per competere.

La regola del meno 20%

martedì, 31 marzo 2009

La crisi si abbatte anche nel settore IT che, ovviamente, non poteva rimanere indenne dallo tsunami finanziario e dalla crisi del mercato reale. E questo terremoto si traduce in numeri importanti. In una recente dichiarazione Umberto Paolucci, con una carica di rilievo in Microsoft, e tanta esperienza nel settore, stimava in circa 40.000 posti di lavoro persi in questo anno solare nel nostro Paese.

La crisi però è in qualche modo più drammatica per il nostro settore perchè a differenza di altri comparti industriali l’information technology può considerarsi un settore pivello, non abituato a fronteggiare situazioni pesanti che altri settori dell’economia hanno già passato parecchie volte nella loro storia. E, infatti, le aziende dell’IT stanno facendo la cosa più elementare, e dannosa. Ridurre il personale in una percentuale che varia dal 10 al 20%. In fretta, per esigenze di bilancio.

L’aspetto più inquetante, al di la ovviamente della espulsione dal mondo del lavoro di tecnici preprati e professionisti della vendita, è che non si intravede un piano di rilancio del tal vendor o tale distributore, in qualche modo credibile. In questa fase l’importante è tagliare. Si va incontro a paradossi come il caso di quel distributore che per la fretta di ridurre i costi si è liberato di un team di persone che poi è andato a lavorare da un concorrente salvo poi scoprire che non aveva più in casa l’expertise sul tale vendor e  a questo punto dovrà in qualche modo correre ai ripari.

Il paradosso è proprio questo. A cui si deve aggiungere che quando il mercato riprenderà ci saranno vendor e distributori che hanno in qualche modo tirato la cinghia ma il proprio know-how, le proprie persone, sono ancora li, pronte ad accendere i motori. E altri che perderanno la ripresa perchè nel frattempo hanno snaturato l’impresa.

I dubbi dell’ecommerce

mercoledì, 18 marzo 2009

Prendo spunto dal “dealer scontento” che ha scritto recentemente lamentandosi su un sito di ecommerce di un noto distributore. Al di la della sua considerazione personale sul singolo sito facendo un giro su diversi siti dei distributori, grandi e piccoli che siano, si nota come ognuno ha interpretato il proprio sito di ecommerce secondo la sua visione personale del mercato e dei propri brand nel portafoglio aziendale. Alcuni siti B2B scimmiottano i siti consumer, altri sono fatti bene, altri meno bene, graficamente parlando. Quello che è importante avere in mente quando si costruisce un sito B2B è che questa opportunità, che si mette a disposizione del proprio cliente, deve essere di servizio, “vero”. Se nella logica di privilegiare la parte grafica si perde di vista il ruolo principale per cui sono nati e servono – quello di far trovare velocemente il prodotto e fare la transazione commerciale senza far impazzire il dealer – allora non ci siamo. Interessante è l’approccio che mi confidava Yolanda Rios di Tech Data ovvero quello di poter inviare le richieste, le lamentele, i suggerimenti a un team europeo che coordina le attività Web. In diversi casi la sollecitazione locale è stata poi implementata anche a livello globale. Per chi invece non può disporre di tanto lusso, basterebbe ogni tanto chiedere cosa ne pensano i rivenditori. Magari dalle pagine del proprio sito di ecommerce.


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