Lo si legge sempre più spesso sulle colonne dei quotidiani finanziari. Lo si apprende di volta in volta dalla numero uno di confindustria, Emma Marcegaglia, piùttosto che dal presidente di Confapi o Confartigianato: il problema più urgente, per rimettere in moto l’economia reale, è quello di convincere le banche a fare il loro lavoro; sostenere con il credito le imprese, soprattutto le Pmi.
Un problema che convolge in larga misura anche i rivenditori It che di fatto, non scordiamocelo, sono anch’esse piccole realtà aziendali, che hanno necessità di attingere alle risorse finanziare, i fidi, che da sempre vengono elargiti dai distributori.
Su questo tema mi riallaccio alla protesta del rivenditore che ha scritto al blog di ChannelCity (in realtà ci stanno arrivando proteste simili anche via mail). Un esempio di cosa un distributore non dovrebbe mai fare.
Non è mio compito analizzare sotto l’aspetto finanziario se sia giusto o sbagliato ridurre o chiudere i fidi ai rivenditori. Quando lo si fa però si dovrebbe tenere conto di due cose: la prima, è di immagine. Con gli strumenti di CRM attualmente a disposizione dei distributori non sarebbe difficile mandare una mail al singolo rivenditore avvertendolo su quanto si sta facendo nei suoi confronti.
E’ una modalità di trasparenza e di vicinanza con il proprio rivenditore, che di fatto è il proprio cliente (non è bello trovarsi alla cassa del cash&carry e sapere che non si ha più il fido). Il secondo aspetto è di tipo più strategico. In questo momento mettere in difficoltà i rivenditori non giova a nessuno. Non giova al mercato e non giova nemmeno al distributore.
Quando la crisi sarà alle spalle non avere più come clienti i rivenditori potrebbe mettere in gioco la stessa attività del distributore e potrebbe sollecitare il vendor ad andare in diretta.


