Anche questa volta si è persa l’occasione per fare dell’Italia un paese degno di essere definito “moderno”. Negli scorsi anni, dopo aver sbandierato ai quattro venti quanto fosse importante internet, il computer, a partire dall’ambito scolastico – salvo poi non fornire alle scuole le risorse necessarie per computer e linee adsl -, il grande progetto scuola-computer-internet si è sgonfiato come una bolla di sapone o nella migliore delle ipotesi è diventato realtà per intraprendenza di qualche illuminato dirigente scolastico.
Ora, dopo quasi due anni che i vari ministri, a partire da Brunetta, sbandierano a destra e a manca l’importanza della digitalizzazione delle informazioni, di ridurre il digital divide nel nostro Paese, ecco l’annuncio di Letta che, senza mezzi termini, comunica che l’espansione della banda larga viene bloccata per mancanza di fondi (800 milioni di euro). Fondi che, guarda caso, si trovano invece per il progetto del ponte sullo stretto, un’opera più politica che essenziale per il Paese.
Ma il colmo succede dopo l’annucio di Letta. Dopo il clamore della Rete, della confindustria, delle varie piccole e medie associazioni industriali ecco il primo timido dietrofront. A partire dal ministro Scajola che dichiara di aver chiesto di far ripartire il progetto (ma che strano consiglio dei ministri….), per poi assitere a un altro dietrofront da parte del sottosegretario alle comunicazioni Romani che dice che i soldi per la banda larga si possono trovare. E che forse arriveranno entro la fine dell’anno.
A questo punto sorge più di una domanda. Ma il governo e i suoi ministri sanno cosa significa ridurre il digital divide nel nostro paese e ne conoscono l’importanza non solamente economica ma anche sociale, dell’impatto che avrebbe sui cittadini, sul rapporto con la pubblica amministrazione, tra le piccole aziende? La seconda è di tipo economico: sempre dal governo sono uscite delle ipotesi associate al progetto banda larga in tema di crescita del PIL, di numero di cantieri attivabili, di nuovi posti di lavoro, anche per il nostro comparto IT in piena crisi, salvo poi far finta di nulla (e meno male che è da mesi che si afferma che per uscire dalla crisi servono nuovi progetti, le infrastrutture) e però mettere nero su bianco 1.300 milioni di euro, solo per poter partire, per un progetto come il ponte sullo stretto che sicuramente muove maggiori interessi, più politici che economici.
