Questo pasticcio, come quello che ha scritto ieri nero su bianco la Commissione Europea , mette Intel sulla graticola, non solo per l’enorme esborso di denaro che dovrà tirar fuori (sempre che il suo ricorso non venga accettato) che andrà a drenare soldi nelle future attività dell’azienda, ma perchè mette in gioco la stessa credibilità di Intel.
Una credibilità costruita nel tempo e fatta da prodotti e soluzioni che oggi sono nella stragrande maggioranza dei computer negli uffici, nelle case, in giro, in mobilità. E mette in gioco anche tutto quel meccanismo di comunicazione-pubblicità che abbiamo visto partire anni fa con il logo Intel Inside, come dire “dentro ci siamo noi, il nostro lavoro, la nostra tecnologia”.
Peccato che per colpa di qualche furbastro (non solo Intel ma anche la filiera distributiva), il mercato, alias l’utente finale, abbia subito l’arroganza del più forte, segnale che forse forte non lo è ormai più, almeno a livello di immagine, visto che nei numeri di vendita c’è un abisso tra il rivale Amd. Quello che non capisco però è il silenzio dei vendor, dei top vendor, che in qualche modo avrebbero dovuto chedersi: “Ma perchè i miei computer con il processore Amd arrivano sempre in ritardo sugli scaffali dei retailer?”.


