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Con Windows 7 torna l’era del marketing porta a porta

lunedì, 7 settembre 2009

L’iniziativa HouseParty, promossa per il lancio di Windows 7, colpisce perchè se da una parte potrebbe essere una interessante iniziativa a basso costo che consente agli utenti di scambiarsi a quattr’occhi idee, commenti, mugugni sul nuovo Windows 7, dall’altra parte mi lascia perplesso.

Ma come dopo anni nel quale Microsoft si è sempre vantata di avere un ecosistema di partner -  piccoli, grandi e medi – capillare e affidabili, una serie di distributori di primo piano e una struttura comunicazione-marketing in grado di produrre un tam-tam oceanico, con HouseParty siamo tornati all’era del marketing porta a porta. Posso capire che lo scotto di Windows Vista aleggia ancora nelle stanze di Redmond ma questa volta le premesse per il nuovo sistema operativo sembrano totalemte differenti. Non capisco nemmeno questa calma apparente da parte di Microsoft verso il canale. Qualche distributore inizia a lamentarsi perchè a poco più di un mese dal lancio di Win Seven il focus commerciale di Microsoft sembrerebbe inesistente. Alcuni ipotizzano anche che potrebbero essere solamente gli hardware vendor a trainare inizialmente Win Seven con un basso profilo da parte di Microsoft. Questo, forse, giustificherebbe il porta a porta.

Primo bug per Windows 7 RTM

venerdì, 7 agosto 2009

Sembrava essere tutto a posto ma invece, come spesso accade, dai blog tecnologici ci viene segnalato un primo problema per Windows 7 RTM, rilasciato ieri. Nella build 7600.16385 e in quella contrassegnata come 7600.16399, sia nelle versioni a  32bit, sia a 64bit, è stato scoperto un problema nell´utility Checkdisk a causa del quale il sistema potrebbe andare in crash con la finestra BSOD. Ricordo che Checkdisk è lo strumento integrato di Microsoft che permette di controllare l´integrità dei dischi fissi.

Microsoft, per ora minimizza, e sostiene – nelle parole di Steven Sinofsky, Presidente della divisione Windows –  che per risolvere questo problema, che per onor di cronaca sembra che i tecnici Microsoft non lo abbiano ancora riscontrato, basterebbe aggiornare i driver e i chipset del computer dove si vuole far girare Windows 7.

Mentre ci si affanna su Windows 7 arriva il SP2 di Windows Vista, in italiano

mercoledì, 1 luglio 2009

Ogni giorno emergono nuove sul prossimo sistema operativo per i client pc, tanto che il mercato sembra assumere il ruolo di “immobilizzato”, come se non debba più succedere nulla da qui al 22 ottobre. In realtà il mercato opera e produce. In questo caso, sempre Microsoft (erano mesi che non si parlava così spesso di Microsoft come in questi ultimi tempi), ha rilasciato il Service Pack 2 di Windows Vista e Windows Server 2008, in lignua italiana, dopo il rilascio del SP2 in lingua inglese, lo scorso fine maggio.

Microsoft ricorda che il SP2 di Windows Vista non è cumulativo, e necessita della presenza del Service Pack 1. Invece il SP2 per Windows Server 2008 ha già integrato il Service Pack 1, così come nel Service Pack 2 di Vista non è presente Internet Explorer 8 che deve essere scaricato a parte.

Il Service Pack 2 può essere scaricato dai link presenti in questo post presente nel Blog Team TechNet Italia.

E la chiamano Intel Inside

giovedì, 14 maggio 2009

Questo pasticcio, come quello che ha scritto ieri nero su bianco la Commissione Europea , mette Intel sulla graticola, non solo per l’enorme esborso di denaro che dovrà tirar fuori  (sempre che il suo ricorso non venga accettato) che andrà a drenare soldi nelle future attività dell’azienda, ma perchè mette in gioco la stessa credibilità di Intel.

Una credibilità costruita nel tempo e fatta da prodotti e soluzioni che oggi sono nella stragrande maggioranza dei computer negli uffici, nelle case, in giro, in mobilità. E mette in gioco anche tutto quel meccanismo di comunicazione-pubblicità che abbiamo visto partire anni fa con il logo Intel Inside, come dire “dentro ci siamo noi, il nostro lavoro, la nostra tecnologia”.

Peccato che per colpa di qualche furbastro (non solo Intel ma anche la filiera distributiva), il mercato, alias l’utente finale, abbia subito l’arroganza del più forte, segnale che forse forte non lo è ormai più, almeno a livello di immagine, visto che nei numeri di vendita c’è un abisso tra il rivale Amd. Quello che non capisco però è il silenzio dei vendor, dei top vendor, che in qualche modo avrebbero dovuto chedersi: “Ma perchè i miei computer con il processore Amd arrivano sempre in ritardo sugli scaffali dei retailer?”.

Numeri che confondono

lunedì, 11 maggio 2009

I dati rilasciati da Sirmi, e relativi al mercato italiano  – primo trimestre dell’anno -, sanciscono due profonde verità: la crisi colpisce quest’anno, e molto, il settore “consumer”, nel senso più ampio del termine, visto che questo mercato perde nei primi giorni dell’anno qualcosa come il 6,8%, rispetto al primo trimestre del 2008, e la profonda trasformazione dell’utilizzo del computer a vantaggio della mobilità.

Infatti, se si sommano le vendite del prodotto notebook in tutte le sue segmentazioni (escluso il netbook), registro che nei primi 90 giorni dell’anno sono stati venduti qualcosa come 900.000 notebook, contro 481.000 unità del prodotto Pc desktop. Se a questi numeri aggiungo anche i 295.000 netbook, che probabilmente vengono anche venduti come secondo computer, potrei dire che si vende quasi solo ”portatilità”, con marginalità più interessanti per i notebook, rispetto ai netbook e ai Pc desktop.

Quello che però non comprendo è la segmentazione Sirmi per il mercato notebook: mercato professionale, mercato consumer. Ma esiste davvero un mercato “consumer” per i notebook? Io non penso, forse sarebbe più corretto spaccare il mercato per segmento di prezzo: fino a 499 euro, per esempio, e un mercato high end, oltre quel prezzo.

Ci sono attività, come quella del sottoscritto, ma anche quella di molte altre persone che lavorano in mobilità dove non viene richiesto un notebook da prestazioni alla ”Ferrari”, quest’anno alla “BrawnGP”. Per scrivere, far di conto, essere connessi a Internet, usare la posta elettronica il più delle volte basta il notebook che Sirmi definisce “consumer”, anche se poi nell’utilizzo quotidiano di consumer a poco a che fare. D’altronde non penso che si venda qualcosa come 442.000 notebook consumer (definizione Sirmi). A questo mercato ci pensano già le consolle e i Pc configurati con l’hardware dedicato. Ma soprattutto come si fa a vendere così tanti notebook consumer in un mercato consumer che Sirmi definisce il peggior segmento di mercato, almeno in questo primo trimestre 2009.

Windows 7 per il Canale

mercoledì, 29 aprile 2009

E’ indubbio che Windows Vista non è piaciuto al mercato business. E’ stato “forzato” da Microsoft nel mercato retail-consumer ma osteggiato, quando possibile, dai reseller che non avevano voglia di “tenersi sul gobbo”, come si suol dire, le lamentele e le rogne dei propri clienti.
Oggi, siamo in una fase di passaggio: Windows 7 è alle porte, visto che verrà rilasciata la versione Release Candidate al mondo degli sviluppatori e ai tecnici, e anche ai partner di canale. Che Windows 7 sia importante, anche per la stessa Microsoft,  lo si evince dall’ultima trimestrale dove la parte del business windows-client ha fatto soffrire il gigante di Redmond (il tallone d’achille Vista). Ma Windows 7 non è solo la novità 2009 targata Microsoft; l’anno in corso porterà tante novità anche per l’ambiente server con i rilasci delle ultime versioni di Windows Server.

Tutte queste novità mettono in moto anche “gli altri”, i software e gli hardware vendor che hanno e avranno il compito di supportare i nuovi sistemi operativi Microsoft e di portarli sul mercato.
Insomma, tanta carne al fuoco, che interessa “molto” i partner di canale e come ChannelCity abbiamo deciso di dire la nostra proponendo una vera e propria area dedicata per far conoscere meglio le mlle sfaccettature di Windows 7 e delle soluzioni Server ai partner di canale, agli assemblatori, ai distributori, alle realtà che fanno business con le aziende. E, perchè no, anche alle stesse aziende, i cosiddetti utenti finali.
In quest’area dedicata al mondo Windows troveranno spazio tutti gli attori che gravitano attorno all’ecosistema di Windows 7.  A partire dai software vendor per arrivare a chi si occupa di realizzare configurazioni e soluzioni hardware compatibili con il prossimo Windows 7.

Siamo tutti ecologisti….a parole

mercoledì, 22 aprile 2009

Il 22 aprile è stata la Giornata della Terra o, all’americana, Earth Day, così come il 22 aprile 2009 si è aperto il G8 Ambiente a Siracusa sui temi del risparmio energetico, della riduzione del CO2, della possibilità di superare il trattato di Kyoto, Un argomento “caldo” che riguarda anche l’Ict visto che, come ci segnala l’analista Gartner, il 31% dell’energia consumata è derivato dall’uso business e casalingo di computer e stampanti.

Fino a qua nulla da obiettare, il risparmio delle risorse del pianeta è affare di tutti, di questa generazione che avrà l’arduo compito di consegnare un pianeta in condizioni migliori, rispetto a ora, alle prossime generazioni. Se questo è il macro obiettivo qualcuno ha mai provato a traslare la necessità di essere tutti più “green” nel mondo della quotidianità, in questo caso la quotidianità dell’IT? Qualcuno ha mai chiesto, per esempio, ai rivenditori di prodotti informatici ma soprattutto alle grandi insegne del retail e della Gdo se quando vendono sanno cosa stanno vendendo in tema risparmio energetico? Io, nel mio piccolo, ci ho provato, e la risposta è stata molto ma molto deludente. Alcuni addetti delle grandi insegne retail e della Gdo quando ho fatto domande innocenti sulla bontà di un tal prodotto piuttosto che un altro in tema di risparmio energetico mi hanno guardato come fossi un visionario, un marziano. Della serie: “cosa vuole questo qua”. Più o meno la stessa risposta l’ho percepita in alcuni computer shop di catene più o meno importanti ma anche all’interno di negozi indipendenti.

Allora mi sono chiesto: forse sono io che per il mio ruolo sono più a contatto con queste problematiche, sul tema del green it, e in qualche modo ho una percazione distorta. Come dire “ce la suoniamo e ce la cantiamo tra noi”, media, addetti della comunicazione e produttori hardware e software. Però poi mi sono chiesto a proposito dei produttori ma al di la di questa specifica giornata, dove solerti uffici stampa ci innondano di comunicati per segnalarci che la loro azienda è la prima, anzi la primissima sul tema del green it, negli altri 364 giorni dell’anno quali sono i vendor che con una certa frequenza trattano questo tema. Risposta: pochi.  Che io ricordi potrei citare Lexmark, Fujitsu Siemens, ora Fujitsu Technology Solutions, Canon, D-Link, Ibm, Lenovo, Epson, Apc….e mi sono fermato qui. Oppure ho una scarsa memoria.

Pensieri contromano

lunedì, 20 aprile 2009

La settimana si è aperta all’insegna di Windows 7 che dovrebbe, a breve, calamitare l’interesse degli utenti finali e di riflesso anche il canale. Canale che spostandoci sul tema hardware è ”infastidito” dall’ennesima concorrenza da parte di un grande operatore telefonico che con l’appoggio di un grande vendor si erge a capofiliera nella vendita delle soluzioni netbook (chiamandolo miniPC e abbinandolo a un massiccio investimeno pubblicitario), tagliando fuori con la sua struttura commerciale sia il reseller tradizionale, sia il retail.
Che il mercato dei netbook, già dal lancio dell’eeePC di Asus, abbia suscitato parecchio interesse per gli operatori telefonici non è un mistero per nessuno così come non è un mistero che il grosso delle vendite di queste specifiche soluzioni sia transitato fino a oggi proprio da quelle strutture di vendita. Non è nemmeno un mistero che oggi i retailler più importanti siano sulla difensiva nella vendita dei netbook anche perchè la marginalità non li premia più di tanto. Come sul fronte della marginalità non premia nemmeno il reseller tradizionale. A mio parere i vendor così come stanno pian piano risegmentando l’offerta dei notebook, andando a occupare tutte le aree scoperte, dovrebbero dire chiaramente che il segmento dei netbook  – che ha sicuramente successo nei numeri di vendita – lo si preferisce far transitare attraverso accordi con gli operatori telefonici i quali possono costruire un’offerta commerciale che né i reseller né la Gds possono costruire. Con buona pace di tutti i rivenditori che possono tornare a costruire il business “sano” sul notebook in tutte le sue sfaccettature.
Chiudendo ho visto che il discorso “trasparenza” dei distributori ha suscitato un certo interesse. Peccato che sebbene abbia sollecitato il distributore a dire la sua il proprio ufficio stampa, con cortesia, ha declinato l’offerta.

Distributori arroganti come le banche?

giovedì, 9 aprile 2009

Lo si legge sempre più spesso sulle colonne dei quotidiani finanziari. Lo si apprende di volta in volta dalla numero uno di confindustria, Emma Marcegaglia, piùttosto che dal presidente di Confapi o Confartigianato: il problema più urgente, per rimettere in moto l’economia reale, è quello di convincere le banche a fare il loro lavoro; sostenere con il credito le imprese, soprattutto le Pmi.

Un problema che convolge in larga misura anche i rivenditori It che di fatto, non scordiamocelo, sono anch’esse piccole realtà aziendali, che hanno necessità di attingere alle risorse finanziare, i fidi, che da sempre vengono elargiti dai distributori. 

Su questo tema mi riallaccio alla protesta del rivenditore che ha scritto al blog di ChannelCity (in realtà ci stanno arrivando proteste simili anche via mail). Un esempio di cosa un distributore non dovrebbe mai fare.

Non è mio compito analizzare sotto l’aspetto finanziario se sia giusto o sbagliato ridurre o chiudere i fidi ai rivenditori. Quando lo si fa però si dovrebbe tenere conto di due cose: la prima, è di immagine. Con gli strumenti di CRM attualmente a disposizione dei distributori non sarebbe difficile mandare una mail al singolo rivenditore avvertendolo su quanto si sta facendo nei suoi confronti.

E’ una modalità di trasparenza e di vicinanza con il proprio rivenditore, che di fatto è il proprio cliente (non è bello trovarsi alla cassa del cash&carry e sapere che non si ha più il fido). Il secondo aspetto è di tipo più strategico. In questo momento mettere in difficoltà i rivenditori non giova a nessuno. Non giova al mercato e non giova nemmeno al distributore.

Quando la crisi sarà alle spalle non avere più come clienti i rivenditori potrebbe mettere in gioco la stessa attività del distributore e potrebbe sollecitare il vendor ad andare in diretta.


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