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Google e Apple: il valore del marchio

giovedì, 7 gennaio 2010

Da una parte Apple, con il suo iPhone, dall’altra Google, con il suo Nexus One. Sembra che il mondo dei telefonini evoluti, gli smartphone, si sia diviso in queste due categorie:  i pro iPhone e i pro Nexus One. Sicuramente non è così ma per i produttori degli smartphone Windows Mobile o Windows Phone sarà, da ora, sempre più dura affermarsi, almeno a livello di percezione del brand. Come ha insegnato Apple, non solo con l’iPhone, ma anche con l’iPod nei contronti della platea dei lettori Mp3, il consumatore non è solamente guidato nelle proprie scelte di acquisto dalle caratteristiche tecniche, dalla pubblicità, dal marketing. Ha un grande impatto il passaparola, che trasforma in poco tempo un dispositivo tecnologico in un oggetto “cult”. Come, appunto, è successo ai dispositivi della Mela. E oggi né Google né Apple difettano di questo importante aiuto grazie proprio all’impatto emozionale del rispettivo brand.

Fuori da questa mischia, per ora, rimane Rim con il suo Blackberry che oltre a feature “particolari”, che lo rendono unico nel suo genere, e non assimilabile a iPhone e dintorni, ha potuto contare sull’immagine, sui prestigiosi testimonial, che i telefonini evoluti dei giganti dell’elettronica come HTC, Samsung e LG oggi non hanno.

Nel mercato dei telefonini c’è sicuramente il gigante Nokia, che però non sembra in grado contrastare Apple e Google nel mercato degli smartphone evoluti, almeno oggi. Vedremo nei prossimi mesi.

Riflessioni 2010

lunedì, 4 gennaio 2010

Dopo aver brindato al nuovo anno, speriamo migliore del 2009, eccoci con i  primi segnali che, se da una parte non dicono che la “bufera economica è terminata”, dall’altra proiettano però alcune indicazioni, per ora positive.

Iniziamo con quello che si intravede provenire dagli States. Oggi Intel ha ottenuto un giudizio molto positivo da parte di un prestigioso analista che ha alzato il giudizio sulla società di Santa Clara portandolo, come si dice in gergo a ”outperform”, sulle attese di una ripresa delle spese aziendali e sugli acquisti dei Pc. Sempre dall’altra sponda dell’Atlantico arriva la notizia che l’Institute for Supply Management ha reso noto che l’indice ISM manifatturiero ha registrato un rialzo a 55,9 punti nel mese di dicembre, dato superiore alle attese degli analisti, che si aspettavano un incremento meno marcato a 54,3 punti. Così come un segnale importante arriva anche da Nokia la quale prevede di vendere quest’anno più di 500 milioni di telefonini, come ha dichiarato Rick Simonson, il numero uno dell’unità Mobile Phones di Nokia mentre  la maggior parte degli analisti aveva previsto per il 2010 un aumento delle vendite Nokia a 460 milioni di telefonini.

Dunque arrivano segnali di ottimismo fuori dai confini d’oltralpe che consentono di essere un po’ meno pessimisti di qualche settimana fa anche se la strada da fare è ancora lunga. Come ha recentemente dichiarato Emma Marcegaglia, la numero uno di Confindustria, per tornare a livelli pre-crisi, in piena produzione, e di spesa, si dovrà aspettare dai tre ai cinque anni. Sembrano traguardi lontani ma se si torna a rivedere cosa stava succedendo a cavallo del mese di febbraio e marzo 2009, possiamo dire che l’abbiamo scampata.

Banda larga, il pasticcio del governo

martedì, 10 novembre 2009

Anche questa volta si è persa l’occasione per fare dell’Italia un paese degno di essere definito “moderno”. Negli scorsi anni, dopo aver sbandierato ai quattro venti quanto fosse importante internet, il computer, a partire dall’ambito scolastico – salvo poi non fornire alle scuole le risorse necessarie per computer e linee adsl -, il grande progetto scuola-computer-internet si è sgonfiato come una bolla di sapone o nella migliore delle ipotesi è diventato realtà per intraprendenza di qualche illuminato dirigente scolastico.

Ora, dopo quasi due anni che i vari ministri, a partire da Brunetta, sbandierano a destra e a manca l’importanza della digitalizzazione delle informazioni, di ridurre il digital divide nel nostro Paese, ecco l’annuncio di Letta che, senza mezzi termini, comunica che l’espansione della banda larga viene bloccata per mancanza di fondi (800 milioni di euro). Fondi che, guarda caso, si trovano invece per il progetto del ponte sullo stretto, un’opera più politica che essenziale per il Paese.

Ma il colmo succede dopo l’annucio di Letta. Dopo il clamore della Rete, della confindustria, delle varie piccole e medie associazioni industriali ecco il primo timido dietrofront. A partire dal ministro Scajola che dichiara di aver chiesto di far ripartire il progetto (ma che strano consiglio dei ministri….), per poi assitere a un altro dietrofront da parte del sottosegretario alle comunicazioni Romani che dice che i soldi per la banda larga si possono trovare. E che forse arriveranno entro la fine dell’anno.

A questo punto sorge più di una domanda.  Ma il governo e i suoi ministri sanno cosa significa ridurre il digital divide nel nostro paese e ne conoscono l’importanza non solamente economica ma anche sociale, dell’impatto che avrebbe sui cittadini, sul rapporto con la pubblica amministrazione, tra le piccole aziende? La seconda è di tipo economico: sempre dal governo sono uscite delle ipotesi associate al progetto banda larga in tema di crescita del PIL, di numero di cantieri attivabili, di nuovi posti di lavoro, anche per il nostro comparto IT in piena crisi, salvo poi far finta di nulla (e meno male che è da mesi che si afferma che per uscire dalla crisi servono nuovi progetti, le infrastrutture) e però mettere nero su bianco 1.300 milioni di euro, solo per poter partire,  per un progetto come il ponte sullo stretto che sicuramente muove maggiori  interessi, più politici che economici.

Smau Si, Smau No: dipende da che lato lo si vede

lunedì, 2 novembre 2009

Come ogni anno, da parecchi, al termine dell’edizione milanese dello Smau iniziano i consuntivi. Da una parte l’organizzazione che mette nero su bianco numeri come 49.000 visitatori, di cui 11.000 partecipanti ai 200 appuntamenti formativi.

Dall’altra parte ci sono gli espositori che, come ogni anno, hanno aspettative, vogliono numeri, qualificati, un po’ troppo alti in certi casi. Che, in qualche caso, pensano di poter risollevare il business attraverso una manifestazione di tre giorni.

Poi c’è la cruda realtà: ci sono aziende che hanno qualcosa da dire, da presentare, e hanno riscontri. Penso a una Iomega che già al termine del primo giorno era più che soddisfatta oppure il grande interesse che ha suscitato “il mostro” presentato da APC. Oppure aziende come Ingram Micro, che nella tre giorni milanese, ha incontrato 800 rivenditori. Un numero di tutto rispetto, di questi tempi, soprattutto se si confronta con le ssmau_2009_channelcitycarse presenze che si registrano in numerosi roadshow di canale, che abbondano in queste ultime settimane.

Certo non è pensabile che tutti possano avere un volano come lo ha avuto Microsoft con il lancio di Windows 7, che nella giornata di presentazione del nuovo sistema operativo ha registrato un’affluenza record. Numeri che indirettamente hanno fatto bene anche ai partner-microsoft e che ovviamente ne ha poi beneficiato l’intero Smau.

Senza poter disporre di numeri ufficiali delle presenze ai vari stand ma avendo parlato con diverse aziende direi che anche attori come Esprinet e  diverse aziende software possano essere più che soddisfatti del riscontro Smau. Di certo è che l’hardware PC, se si esclude il parterre degli hardware-vendor presenti nell’area Windows 7, non riesce più a calamitare l’interesse di una volta.

Dal mio punto di vista sarebbe il momento giusto per trasformare lo Smau in una vera e propria manifestazione dedicata al software con il compito di far crescere l’interesse per le soluzioni hardware all’area del Trade. Facendola, ovviamente, crescere.

Con Windows 7 torna l’era del marketing porta a porta

lunedì, 7 settembre 2009

L’iniziativa HouseParty, promossa per il lancio di Windows 7, colpisce perchè se da una parte potrebbe essere una interessante iniziativa a basso costo che consente agli utenti di scambiarsi a quattr’occhi idee, commenti, mugugni sul nuovo Windows 7, dall’altra parte mi lascia perplesso.

Ma come dopo anni nel quale Microsoft si è sempre vantata di avere un ecosistema di partner -  piccoli, grandi e medi – capillare e affidabili, una serie di distributori di primo piano e una struttura comunicazione-marketing in grado di produrre un tam-tam oceanico, con HouseParty siamo tornati all’era del marketing porta a porta. Posso capire che lo scotto di Windows Vista aleggia ancora nelle stanze di Redmond ma questa volta le premesse per il nuovo sistema operativo sembrano totalemte differenti. Non capisco nemmeno questa calma apparente da parte di Microsoft verso il canale. Qualche distributore inizia a lamentarsi perchè a poco più di un mese dal lancio di Win Seven il focus commerciale di Microsoft sembrerebbe inesistente. Alcuni ipotizzano anche che potrebbero essere solamente gli hardware vendor a trainare inizialmente Win Seven con un basso profilo da parte di Microsoft. Questo, forse, giustificherebbe il porta a porta.

Primo bug per Windows 7 RTM

venerdì, 7 agosto 2009

Sembrava essere tutto a posto ma invece, come spesso accade, dai blog tecnologici ci viene segnalato un primo problema per Windows 7 RTM, rilasciato ieri. Nella build 7600.16385 e in quella contrassegnata come 7600.16399, sia nelle versioni a  32bit, sia a 64bit, è stato scoperto un problema nell´utility Checkdisk a causa del quale il sistema potrebbe andare in crash con la finestra BSOD. Ricordo che Checkdisk è lo strumento integrato di Microsoft che permette di controllare l´integrità dei dischi fissi.

Microsoft, per ora minimizza, e sostiene – nelle parole di Steven Sinofsky, Presidente della divisione Windows –  che per risolvere questo problema, che per onor di cronaca sembra che i tecnici Microsoft non lo abbiano ancora riscontrato, basterebbe aggiornare i driver e i chipset del computer dove si vuole far girare Windows 7.

Mentre ci si affanna su Windows 7 arriva il SP2 di Windows Vista, in italiano

mercoledì, 1 luglio 2009

Ogni giorno emergono nuove sul prossimo sistema operativo per i client pc, tanto che il mercato sembra assumere il ruolo di “immobilizzato”, come se non debba più succedere nulla da qui al 22 ottobre. In realtà il mercato opera e produce. In questo caso, sempre Microsoft (erano mesi che non si parlava così spesso di Microsoft come in questi ultimi tempi), ha rilasciato il Service Pack 2 di Windows Vista e Windows Server 2008, in lignua italiana, dopo il rilascio del SP2 in lingua inglese, lo scorso fine maggio.

Microsoft ricorda che il SP2 di Windows Vista non è cumulativo, e necessita della presenza del Service Pack 1. Invece il SP2 per Windows Server 2008 ha già integrato il Service Pack 1, così come nel Service Pack 2 di Vista non è presente Internet Explorer 8 che deve essere scaricato a parte.

Il Service Pack 2 può essere scaricato dai link presenti in questo post presente nel Blog Team TechNet Italia.

E la chiamano Intel Inside

giovedì, 14 maggio 2009

Questo pasticcio, come quello che ha scritto ieri nero su bianco la Commissione Europea , mette Intel sulla graticola, non solo per l’enorme esborso di denaro che dovrà tirar fuori  (sempre che il suo ricorso non venga accettato) che andrà a drenare soldi nelle future attività dell’azienda, ma perchè mette in gioco la stessa credibilità di Intel.

Una credibilità costruita nel tempo e fatta da prodotti e soluzioni che oggi sono nella stragrande maggioranza dei computer negli uffici, nelle case, in giro, in mobilità. E mette in gioco anche tutto quel meccanismo di comunicazione-pubblicità che abbiamo visto partire anni fa con il logo Intel Inside, come dire “dentro ci siamo noi, il nostro lavoro, la nostra tecnologia”.

Peccato che per colpa di qualche furbastro (non solo Intel ma anche la filiera distributiva), il mercato, alias l’utente finale, abbia subito l’arroganza del più forte, segnale che forse forte non lo è ormai più, almeno a livello di immagine, visto che nei numeri di vendita c’è un abisso tra il rivale Amd. Quello che non capisco però è il silenzio dei vendor, dei top vendor, che in qualche modo avrebbero dovuto chedersi: “Ma perchè i miei computer con il processore Amd arrivano sempre in ritardo sugli scaffali dei retailer?”.

Numeri che confondono

lunedì, 11 maggio 2009

I dati rilasciati da Sirmi, e relativi al mercato italiano  – primo trimestre dell’anno -, sanciscono due profonde verità: la crisi colpisce quest’anno, e molto, il settore “consumer”, nel senso più ampio del termine, visto che questo mercato perde nei primi giorni dell’anno qualcosa come il 6,8%, rispetto al primo trimestre del 2008, e la profonda trasformazione dell’utilizzo del computer a vantaggio della mobilità.

Infatti, se si sommano le vendite del prodotto notebook in tutte le sue segmentazioni (escluso il netbook), registro che nei primi 90 giorni dell’anno sono stati venduti qualcosa come 900.000 notebook, contro 481.000 unità del prodotto Pc desktop. Se a questi numeri aggiungo anche i 295.000 netbook, che probabilmente vengono anche venduti come secondo computer, potrei dire che si vende quasi solo ”portatilità”, con marginalità più interessanti per i notebook, rispetto ai netbook e ai Pc desktop.

Quello che però non comprendo è la segmentazione Sirmi per il mercato notebook: mercato professionale, mercato consumer. Ma esiste davvero un mercato “consumer” per i notebook? Io non penso, forse sarebbe più corretto spaccare il mercato per segmento di prezzo: fino a 499 euro, per esempio, e un mercato high end, oltre quel prezzo.

Ci sono attività, come quella del sottoscritto, ma anche quella di molte altre persone che lavorano in mobilità dove non viene richiesto un notebook da prestazioni alla ”Ferrari”, quest’anno alla “BrawnGP”. Per scrivere, far di conto, essere connessi a Internet, usare la posta elettronica il più delle volte basta il notebook che Sirmi definisce “consumer”, anche se poi nell’utilizzo quotidiano di consumer a poco a che fare. D’altronde non penso che si venda qualcosa come 442.000 notebook consumer (definizione Sirmi). A questo mercato ci pensano già le consolle e i Pc configurati con l’hardware dedicato. Ma soprattutto come si fa a vendere così tanti notebook consumer in un mercato consumer che Sirmi definisce il peggior segmento di mercato, almeno in questo primo trimestre 2009.


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