L’episodio increscioso di Mark Hurd, CEO HP e la leggerezza di Mark Papermaster, vice-president responsabile del progetto iPhone, dimostrano, ancora una volta, come dall’altra parte dell’Atlantico chi sbaglia paga. Sebbene Hurd avesse dei grandi meriti come quello di aver dato lo sprint giusto al gigante HP dopo la disastrosa gestione di Carly Fiorina, il Consiglio di amministrazione di HP di fronte ad accuse gravissime come quelle di molestie sessuali e l’ipotesi di aver “gonfiato” le note spese, non ha apettato molto per dargli il benservito.
Anche sul versante Apple, davanti a quello che ormai viene difinito il caso “Antennagate”, Steve Jobs non ci ha pensato poi su molto per trovare un’uscita dignitosa a un manager importante come Mark Papermaster che la Apple aveva strappato a Ibm qualche anno fa non senza polemiche. Il business, ma soprattutto la piazza finanziaria di Wall Street danno dei segnali che non possono essere tralasciati.
Ebbene, se anche qui nel nostro Paese si usassero le stesse misure adottate negli Usa pensate a quanti manager nell’IT sarebbero stati rimossi in questi ultimi anni causa errori di strategia o business plan dbagliati. Invece si assiste a uscite e rientri continui senza vedere un cambio generazionale, che metta al primo posto la qualità e la professionalità.
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