Fine anno con il botto per smartphone e tablet. Un segnale che già ora ci dice qual è l’indice di “gradimento” dei nuovi device, rispetto al teorema di mercato relativo al “pc-centrico”, in voga negli scorsi anni.
Un trend ineluttabile che nei prossimi mesi metterà a dura prova i pc-vendor. Lo si evince già dalla dichiarazione di Mrs “number one” di HP, per la cronaca la tosta Meg Whitman che nei giorni scorsi ha annunciato che d’ora in poi chi non genera utili è “fuori” dal business. Come dire: “se la business unit PC non macina utili la metto sul mercato”, magari a prezzi di saldo. Ma se questa, per ora, è solo una ipotesi la cessazione da parte di Asus e Acer della produzione di netbook è una realtà. Non è un “fulmine a ciel sereno”, bastava fare qualche giro nei vari punti vendita del retail e dalla Gdo per vedere le aree “netbook” snobbate dai clienti, interessati ai nuovi device come tablet o al limite gli ultrabook per capire che ci si stava avvicinando alla fine del netbook.
Windows 8 contro Android, sarà un anno decisivo per Microsoft
Il Mobile World Congress che si è chiuso pochissimi giorni fa ha sancito, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che gli smartphone, in misura minore i tablet, saranno i veri competitor dell’attuale mondo”Pc mobile”. Ma non solo. La sfida che si giocherà nei prossimi mesi determinerà anche il futuro nel mondo client di Microsoft.
Si, perchè, proprio nel corso della manifestazione fieristica Microsoft ha mostrato i “muscoli” presentando quello che sarà il prossimo Windows 8 ovvero l’ecosistema che diventerà il cavallo di battaglia della società di Redmond nel mondo dei Pc (scontato), ma soprattutto nel mondo dei tablet e smarthone (in quest’ultimo caso con una forte partnership con Nokia) e in quello delle app con Windows Store.
Senza entrare nello specifico della bontà o meno del nuovo Windows (lo vedremo nelle prossime settimane), quello che è certo che Microsoft avrà di fronte un colosso che si chiama Android (alias Google) e che in questo momento si trova in una posizione privilegiata visto che secondo gli ultimi dati Gartner (febbraio 2012) il “robottino” detiene una market share del 50,9% contro il 2% circa dell’attuale sistema operativo mobile di Microsoft.
Sempre durante il Mobile World Congress, proprio Google, per sottolineare il successo del sistema operativo mobile Android, ha evidenziato come già oggi ci siano oltre 300 milioni di dispositivi che nel mondo utilizzano questo sistema operativo. Anno su anno l’attivazione di Android nei tablet e smartphone è cresciuta del 250 per cento, una percentuale che si traduce in poco più di 800mila dispositivi 850 al giorno.
E se questo non bastasse sul versante delle applicazioni disponibili, viene evidenziato come già oggi nell’Android Market siano presenti qualcosa come 450mila applicazioni mentre il windows Store sta partendo ora.
E questo racchiude la forza dell’ecosistema Android che ha saputo conquistare in poco più di un anno tantissimi costruttori di smartphone e tablet, nonostante la quasi completata acquisizione di Motorola da parte di Google, con relativa minaccia di restrizioni per Android, ma anche grazie alla mancanza di offerta dalla controparte Windows.
E’ anche vero, pensando al mondo tablet, che non si sa ancora quale sarà la direzione di attori importanti come HP che ha un suo sistema operativo e in questi mesi deciderà il da farsi mentre Samsung in questo momento ha una posizione “open†sia verso Android che il prossimo Windows.
Infine, in mezzo alla battaglia sta un altro gigante come Apple, con iOS, ma penso che la sua forza propulsiva sia stata già generata, anche grazie all’assenza o al ritardo dei competitor e nei prossimi mesi dovrà mostrare la bontà dei propri prodotti e strategie per non fare lo stesso errore che ha fatto Rim (blackberry) che in poco più di due anni si è fatta mangiare la gran parte del suo business proprio da Android e iOS o per non fare la fine di Nokia che da re incontrastato della telefonia è diventato “uno dei tantiâ€.
Windows 8, per rimettere al centro il valore del business
In questi mesi tutti cercano il tablet (con Android e iOS), gli smartphone, ancora con Android e iOS (anche se BlackBerry, nonostante i parecchi problemi di Rim, ha una fetta consistente di gradimento da parte degli utenti), come se il mondo PC, il business che gira attorno al mondo Windows, fosse di colpo scomparso.
Saranno i social network, i “nativi digitali” ma il business vero, quello degli affari per intenderci, è ancora, come dire, “sotto contratto con Windows” e lo rimarrà ancora a lungo. Ed ecco allora che sarà importante capire cosa succederà fra qualche settimana, metà settembre per intenderci, quando ormai è sempre più chiaro che Microsoft farà vedere il nuovo Windows 8 e chiarirà la road map del prodotto.
Un nuovo sistema operativo che se da una parte dovrà tenere conto dei nuovi “orientamenti hardware”, dall’altra avrà il compito di “soddisfare” lo zoccolo duro del mondo PC. E le prime indicazioni rilasciate da Microsoft vanno nelle due direzioni visto che Win 8 sarà compatibile con le versioni x86 e, per la prima volta, con le architetture ARM, quelle presenti nei dispositivi mobile,  in particolar modo nei tablet.
Acer dilemma: notebook o smartphone?
Le dimisioni di Lanci, il vulcanico capo italiano che ha fatto grande la Acer nel mondo, soprattutto nel corso degli anni l’ha fatta uscire dall’anonimato di sempice “vendor taiwanese” portandola a competere in mercati mai sognati prima come quello statunitense, si sono consumate su un dilemma non di poco conto: “Continuare a essere riconosciuta come azienda leader nei notebook” oppure “Entrare seriamente in mercati come quelli dello smartphone e tablet, rischiando di non diventare mai la numero uno?”.
Diciamo subito che questo problema non l’ha solo Acer ma bene o male l’hanno in molti,  escluso forse solo la Samsung per una storia diversa. Infatti, che il mercato dei notebook, soprattutto in ambito consumer, non corra più come pochi trimestri fa è cosa nota (il mercato business pur essendo flat esegue il suo compito di mercato di pura sostituzione) ma soprattutto sono tre le variabili che stanno mettendo in crisi il modello Acer, ma non solo. Vediamoli:
A) Gli analisti quest’anno prevedono che per ogni tablet venduto rimarranno invenduti ben cinque notebook;
B) Il mercato mondiale degli smartphone cresce a ritmi vertiginosi, per esempio nel solo quarto trimestre 2010 è cresciuto di quasi il 90%, rispetto allo stesso periodo del 2009 e per la prima volta nel quarto trimestre scorso si sono venduti più smartphone che PC;
c) Se mettiamo a confronto Apple e Acer ci si accorge subito di quanto valgono i  nuovi mercati. Apple, con iPhone e iPad, nel 2010 ha registrato un 21,5% come margine di profitto, quello di Acer si è fermato al 2,3%
d) I nuovi consumatori sono attratti più verso tablet e smartphone che notebook e netbook, tanto che sono previste crescite importanti per i nuovi smartphone – che stanno sempre più scendendo di prezzo - e per il mondo tablet, grazie anche ad Android.
Il dilemma ora è in mano a Wang (il gran capo di Acer), che per prima cosa sta cambiando il top management europeo, e forse qui vedremo ancora uscite importanti. Probabilmente la scelta di dove andare l’ha già fatta (verso i nuovi device). Ma la strada intrapresa potrebbe rivelarsi una vera e propria salita. Morgan Stanley, per esempio, si dice scettica del possibile riposizionamento Acer visto che il vendor dovrà fronteggiare un mercato ormai affollatissimo, dove una differenza di prezzo di 50-100 dollari potrebbe non essere sufficiente per competere.
Primi bug del nuovo anno
Non sono passate nemmeno ventiquattro ore dallo scoccare della mezzanotte che già si sono manifestati i primi problemi. A fare da apripista alle disavventure dei consumatori sono state, in ordine di apparizione, Apple e Microsoft. Nel primo caso il problema ha riguardato la sveglia dell’iPhone, dell’iPad e dell’iPod Touch che ha dimenticato di fare il proprio lavoro: svegliare le persone che avevano attivato il servizio.
Nel secondo caso, secondo me più grave, Hotmail ha deciso di cancellare e rimuovere a proprio piacimento centinaia di mail e cartelle appartenenti a migliaia di utilizzatori del servizio di posta elettronica targato Microsoft.
Ora, a distanza di tre giorni, la stessa Microsoft fa sapere che il problema è stato risolto mentre per quando riguarda i problemi di casa Apple pare che il bug si sia risolto da solo, sperando che l’errore non si ripresenti più. D’altronde alle bizze di iOS ci stiamo abituando; un problema era già apparso allo scorso cambio dell’ora (da quella legale a quella solare) lo scorso fine ottobre.
Ora rimaniamo in attesa del prossimo passaggio dell’ora a fine marzo.
Smau apre le porte al Trade
Da oggi e fino a venerdì 22 ottobre  l’edizione milanese di Smau sarà il punto di riferimento del Canale, del Trade. Oggi, infatti, si apre la l’Intel Channel Conference, l’appuntamento “classico” di Intel dedicato ai riventitori e agli oem nazionali. Un’occasione di spunti tecnologici e dibattiti sul mercato accompagnata da uno spazio specifico dove si potranno incontrare vendor e distributori.
Domani sarà  invece la giornata di Toshiba che allo Smau concluderà la tappa del proprio roadshow autunnale. Un’occasione che si lega anche al 25° anniversario del lancio del primo notebook (lo storico T1100). Per questa occasione Toshiba ha allestito all’interno del suo stand (Pad. 4 stand b12) una mostra con una speciale selezione di prodotti che hanno fatto la storia del mobile computing nel mondo.
Venerdì 22 sarà invece la giornata degli scenari di mercato legati al Trade. La School of Management del Politecnico di Milano presenterà la ricerca aggiornata sul mercato del trade a cui sono collegati anche una serie di approfondimenti.
Negli Usa chi sbaglia paga. In Italia, quasi mai
L’episodio increscioso di Mark Hurd, CEO HP e la leggerezza di  Mark Papermaster,  vice-president responsabile del progetto iPhone, dimostrano, ancora una volta, come dall’altra parte dell’Atlantico chi sbaglia paga. Sebbene Hurd avesse dei grandi meriti come quello di aver dato lo sprint giusto al gigante HP dopo la disastrosa gestione di Carly Fiorina, il Consiglio di amministrazione di HP di fronte ad accuse gravissime come quelle di molestie sessuali e l’ipotesi di aver “gonfiato” le note spese, non ha apettato molto per dargli il benservito.
Anche sul versante Apple, davanti a quello che ormai viene difinito il caso “Antennagate”, Steve Jobs non ci ha pensato poi su molto per trovare un’uscita dignitosa a un manager importante come Mark Papermaster che la Apple aveva strappato a Ibm qualche anno fa non senza polemiche. Il business, ma soprattutto la piazza finanziaria di Wall Street danno dei segnali che non possono essere tralasciati.
Ebbene, se anche qui nel nostro Paese si usassero le stesse misure adottate negli Usa pensate a quanti manager nell’IT sarebbero stati rimossi in questi ultimi anni causa errori di strategia o business plan dbagliati. Invece si assiste a uscite e rientri continui senza vedere un cambio generazionale, che metta al primo posto la qualità e la professionalità .
iPadmania
Diciamolo chiaro ancora una volta “mister Jobs“, come lo chiama ironicamente Crozza nel programma televisivo ”Crozza Alive“, ha dato una dura lezione ai concorrenti, in primis Microsoft, su come si fa a rendere vincente un prodotto ancora prima di averlo visto, ma soprattutto usato (un fenomeno di marketing  che non succede in nessuna altra industria, se non nella moda). Apple iPad ha contaminato – in un crescente tam tam mediatico –  intere schiere di adepti, anche chi non sa nemmeno di cosa si sta parlando, cosa che in questo momento non succede a nessun altro prodotto del segmento ICT, nemmeno al Google phone, alias Nexus One, che pure può sfruttare un marchio nella testa di tutti come il brand Google.
E che dire di aziende importanti come Enel o testate giornalistiche come Repubblica e Corriere o aziende come Citrix, per fare un piccolo esempio, che fanno a gara per far sapere agli utenti di aver già pronto programmi specifici, le App, per il nuovo oggetto di culto. Si perchè Steve Jobs, il grande visionario di Apple, ma anche molto pragmatico quando si parla di valore finanziario dell’azienda, batte ancora una volta l’altra parte del mondo IT, quello che si riconosce nel binomio Microsoft-Intel, creando con la tavoletta iPad la speranza che si siano risolti tutti i problemi legati alla facilità d’uso della tecnologia (un’illusione, aspettate qualche settimana e poi vedremo spuntare le critiche, come è normale che sia), tanto che anche in Italia, come in parecchi altri paesi europei e non, si parla di una vera e propria iPadmania. Mi piacerebbe che anche Microsoft prima o poi potesse fare uscire dal proprio cilindro un’idea rivoluzionaria. Ci guadagnerebbe non solo Mr Bill ma tutta l’industria IT, così come è successo un paio d’anni fa con l’idea netbook di Asus che ha creato una risposta a un’esigenza che i notebook, molto probabilmente, non riuscivano a colmare.
Google e Apple: il valore del marchio
Da una parte Apple, con il suo iPhone, dall’altra Google, con il suo Nexus One. Sembra che il mondo dei telefonini evoluti, gli smartphone, si sia diviso in queste due categorie: i pro iPhone e i pro Nexus One. Sicuramente non è così ma per i produttori degli smartphone Windows Mobile o Windows Phone sarà , da ora, sempre più dura affermarsi, almeno a livello di percezione del brand. Come ha insegnato Apple, non solo con l’iPhone, ma anche con l’iPod nei contronti della platea dei lettori Mp3, il consumatore non è solamente guidato nelle proprie scelte di acquisto dalle caratteristiche tecniche, dalla pubblicità , dal marketing. Ha un grande impatto il passaparola, che trasforma in poco tempo un dispositivo tecnologico in un oggetto “cult”. Come, appunto, è successo ai dispositivi della Mela. E oggi né Google né Apple difettano di questo importante aiuto grazie proprio all’impatto emozionale del rispettivo brand.
Fuori da questa mischia, per ora, rimane Rim con il suo Blackberry che oltre a feature “particolari”, che lo rendono unico nel suo genere, e non assimilabile a iPhone e dintorni, ha potuto contare sull’immagine, sui prestigiosi testimonial, che i telefonini evoluti dei giganti dell’elettronica come HTC, Samsung e LG oggi non hanno.
Nel mercato dei telefonini c’è sicuramente il gigante Nokia, che però non sembra in grado contrastare Apple e Google nel mercato degli smartphone evoluti, almeno oggi. Vedremo nei prossimi mesi.
Riflessioni 2010
Dopo aver brindato al nuovo anno, speriamo migliore del 2009, eccoci con i primi segnali che, se da una parte non dicono che la “bufera economica è terminata”, dall’altra proiettano però alcune indicazioni, per ora positive.
Iniziamo con quello che si intravede provenire dagli States. Oggi Intel ha ottenuto un giudizio molto positivo da parte di un prestigioso analista che ha alzato il giudizio sulla società di Santa Clara portandolo, come si dice in gergo a ”outperform”, sulle attese di una ripresa delle spese aziendali e sugli acquisti dei Pc. Sempre dall’altra sponda dell’Atlantico arriva la notizia che l’Institute for Supply Management ha reso noto che l’indice ISM manifatturiero ha registrato un rialzo a 55,9 punti nel mese di dicembre, dato superiore alle attese degli analisti, che si aspettavano un incremento meno marcato a 54,3 punti. Così come un segnale importante arriva anche da Nokia la quale prevede di vendere quest’anno più di 500 milioni di telefonini, come ha dichiarato Rick Simonson, il numero uno dell’unità Mobile Phones di Nokia mentre  la maggior parte degli analisti aveva previsto per il 2010 un aumento delle vendite Nokia a 460 milioni di telefonini.
Dunque arrivano segnali di ottimismo fuori dai confini d’oltralpe che consentono di essere un po’ meno pessimisti di qualche settimana fa anche se la strada da fare è ancora lunga. Come ha recentemente dichiarato Emma Marcegaglia, la numero uno di Confindustria, per tornare a livelli pre-crisi, in piena produzione, e di spesa, si dovrà aspettare dai tre ai cinque anni. Sembrano traguardi lontani ma se si torna a rivedere cosa stava succedendo a cavallo del mese di febbraio e marzo 2009, possiamo dire che l’abbiamo scampata.